I Gattullo, tre generazioni di pasticceri

“Morto l’offelè di Porta Ludovica”

raccontava così il Corriere della Sera della scomparsa di Giuseppe Gattullo nel 1997, il pasticcere che nel 1924 si era trasferito a Milano e aveva aperto, qualche anno più tardi, la sua pasticceria.
A proseguire l’attività ci ha pensato il nipote Domenico.

Domenico arriva a Milano con la nonna paterna, Francesca, durante la guerra. Il viaggio, per via del bombardamento del Po, dura 78 ore: è il 1941.

Compiuti 14 anni Domenico fa l’apprendista alla salumeria gastronomia Galli di via Settembrini e la sera va a scuola per prendere la specializzazione in pasticceria e gastronomia.
Per qualche tempo affianca lo zio, ma intanto fa esperienza: nel 1968 va a Parigi per sei mesi per uno stage da “Che Maxim”, nel 1969 va a Venezia, per tre mesi, da Cipriani.

È con la sua creatività che la pasticceria diventa, tra gli anni Sessanta e Settanta, una vera e propria boutique del gusto: gli habitués arrivano puntuali anche se per farlo devono attraversare tutta la città.
La pasticceria Gattullo propone infatti quello che sarà il suo storico aperitivo, il “Domenichino”: una variante dello spritz, realizzata con bitter, campari, aperol gin e cointreau.

Col tempo la creatività gli è valsa molti premi: il Premio Milano Produttiva, il Diploma con medaglia d’oro, il riconoscimento “Panettone tipico della tradizione artigiana milanese” assegnato dalla Camera di Commercio di Milano, il riconoscimento miglior pasticceria milanese a Golosaria, per esempio.
Ma per dirla tutta la pasticceria è stata anche citata in “Appunti di un venditore di donne” di Faletti e in “Quelli che… Racconti di un grande umorista da non dimenticare” di Beppe Viola!

Domenico continua a occuparsi dell’azienda col figlio Giuseppe, tre generazioni e tante cose buone – come il panettone – simbolo di questo negozio: ogni anno il laboratorio produce 2000 panettoni seguendo la ricetta tradizionale che richiede circa 48 ore. Una generazione di pasticceri, i Gattullo.

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