OROLOGERIA PEZZI

1955- via Matteotti- Mario Pezzi al banco banchetto via Matteotti oreficeria PezziL’arredamento del negozio risale al 1994, tuttavia in alcuni angoli del locale si scorgono elementi d’arredo di valore storico in ottimo stato di conservazione e ancora in uso. I due banchi di lavoro in legno, uno a doppia cassettiera del 1880 e l’altro del 1915 e il banco vetri dei primi del Novecento. Ancora varie attrezzature del mestiere sono ben conservate nel negozio: il tornio per pivottare del 1920, raramente in uso, e un secondo tornio del 1920 ancora utilizzato dal titolare; la dentatrice degli anni Trenta e la lavatrice per orologi degli anni Cinquanta, tutte e due ancora indispensabili nella riparazione degli orologi; la pesa degli anni tra il Venti e il Trenta, comprata dal nonno di Giuseppe da Dal Trozzo, ma non più in uso in quanto sostituita da una più recente. L’attività inizia nel 1902 come bazar dove si vende di tutto, soprattutto casalinghi e quindi anche orologi e sveglie, passa da Anselmo Pezzi al figlio Mario, a Giovanni, nipote di Anselmo, a Giuseppe.

OREFICERIA RIBOLA

Le tracce più antiche di cui si ha traccia negli archivi della camera di commercio di Brescia risalgono al 3 ottobre 1887: da un documento si evince che Maddalena Pietroboni, con il consenso del marito Giuseppe Dilda, gestisce sotto la ditta “M. Dilda” un negozio di oreficeria in Via Orefici.
Nel 1918 a Maddalena succede la ditta Avogadro Libero specializzata nel commercio di orologeria oreficeria che, nel 1930 si trasferisce prima in via Trento, poi in via San Faustino n. 5.
Ad agosto del 1934 viene presentata la denuncia di cessazione di esercizio perché il fisco è troppo grave e il commercio scarso.
Dal 1935 al 1959 la ditta diventa di Guido Ribola, fino alla comunicazione alla CCIAA di cessazione dell’esercizio.
A proseguire l’attività del mariti ci pensa la moglie Giuseppina Ghilotti col commercio e le riparazioni di articoli di orologeria.

Nel 1971 Giuseppina cede l’esercizio a Remo Rossini che prosegue con la vendita al dettaglio di orologi ed oggetti preziosi.

Nel 1994 l’attività passa a Guido, suo figlio, che ha iniziato la sua attività di orafo nel 1982. È lui che nel 1998 modifica la denominazione della ditta in quella attuale “Ribola di Rossini Guido” e l’insegna in “RIBOLA”.
L’8 aprile 2002 Guido trasferisce la sede della ditta “Ribola di Rossini Guido”, in via Porcellaga n. 10 dove si trova tuttora.

LABADINI

Giuseppe Labadini, nasce a Piacenza nel 1886 e ben presto si trasferisce a Milano per apprendere il mestiere di orafo presso la famosa Gioielleria Cusi.
Il 1° ottobre 1909 apre una propria attività in Via Torino 17, mentre il 1° febbraio del 1923 apre l’attuale negozio di Via Anzani 2 dove va anche ad abitare, con la moglie Luigia Rubbo. In questo negozio Giuseppe disegna, produce, vende e ripara gioielli e orologi sempre aiutato dalla moglie Luigia.
L’edificio ha subito, durante la Seconda Guerra Mondiale, un bombardamento ed un incendio che hanno devastato i solai in cui erano custoditi i disegni di gioielli fatti da Giuseppe e alcuni documenti dell’epoca. L’attività di Giuseppe viene ereditata dalle figlie Carla, Ginevra e Maria e il negozio viene gestito in prima persona prima da Carla Labardini poi dalla figlia Laura Ginex.
Dal 1983 ad oggi Laura, continua l’attività iniziata dal nonno nel 1909 in un negozio che ha mantenuto la struttura degli anni Venti.

CORSI CARLO

| primi documenti di cui si è in possesso, testimoniano che il 24 marzo del 1949 Pasquale Pozzi e la moglie Angelina Muzzana acquistano il negozio di Corso Lodi,12 in cui già veniva esercitata l’attività di orologeria e oreficeria.
Fin da subito il nipote dei coniugi Pozzi, Corsi Osvaldo, collabora con gli zii e nel 1964 rileva il negozio, continuando l’attività fino al 1977. Sono la moglie Wanda Panighi e il figlio Carlo Corsi, a succedergli come eredi.
Nel 1982 la madre va in pensione e Carlo titolare della ditta individuale, continua l’attività con la propria moglie Angela Brignoli.
Il negozio è stato rinnovato alla fine degli anni Ottanta e la ristrutturazione ha valorizzato alcuni elementi antichi: una cassaforte dell’Ottocento ed una pendola degli inizi del Novecento che sono stati “incastonati” dall’architetto nell’arredamento che ha voluto rispettare l’impostazione del negozio originario.