Bonani di Bonani Antonella e C.Snc

Giuseppe Bonani nel 1960 si iscrive al Registro Camerale delle Ditte per lo svolgimento di attività di commercio al dettaglio in sede fissa per la vendita di giocattoli, carta igienica, deodoranti…
Nel 1977 il Comune gli rilascia anche l’autorizzazione per ampliare il negozio e trasferirsi poco più in là, in via Nazario Sauro al 6, di fronte alla sede precedente.
Ancora oggi vende mobili, articoli casalinghi, elettrodomestici, oltre a quanto già raccontato. A gestirlo ci sono Antonella, la figlia di Giuseppe e la mamma Pierina Miglioli.

G. Preattoni di Lorenzo Preattoni & C. S.a.s.

Quella dei Preattoni è una tradizione del commercio milanese: la famiglia svolge la sua attività ormai da più di un secolo in zone dalla forte identità socio commerciale come quelle di Brera e di via della Spiga. La famiglia è originaria di Garbagnate con il cognome Preatoni, successivamente vengono registrati a Milano come Preattoni. Questa è una famiglia che ha in sé un forte senso del commercio. È con Pietro Preattoni che inizia l’attività di coltellinaio all’inizio del 1900, probabilmente nel 1902, quando lascia alla totale gestione della sorella l’osteria in via Ciovassino 5, per andare ad imparare ad arrotare presso un’officina. Grazie all’esperienza accumulata, Pietro apre un negozio di arrotino e coltellinaio in via Carlo Farini 8 che si trasferirà nel 1915 in via dell’Orso. I Preattoni iniziano la loro attività in una zona che si appresta a diventare una realtà dal forte carisma culturale e commerciale. Agli inizi del secolo scorso Brera, pur conservando un carattere prevalentemente popolare con le caratteristiche case di ringhiera, vede comunque tra i suoi residenti artisti e famiglie importanti della borghesia milanese. Non si può inoltre dimenticare come questa zona si trasformi radicalmente, tra gli esempi più significativi: il Corriere della Sera, il Sole 24 Ore e la rete commerciale costituita da ortolani, panettieri e osterie che costituisce un’eccezione per il centro di Milano.Nel negozio di via dell’Orso vengono coinvolti i due figli di Pietro: Cesare e Giuseppina. Quest’ultima seguirà il padre anche quando l’attività si trasferirà poco lontano, al numero 9. Nel 1932 Cesare preferisce intraprendere la via del rappresentante di coltelli e lamette. In questo modo acquisisce dimestichezza nel contatto con il cliente, ed entra stabilmente in relazione con le ditte produttrici di coltelli acquisendo una vasta esperienza della varietà, tipologica e qualitativa, dell’offerta.Nel 1935 Cesare interrompe la sua attività di rappresentante per andare ad aiutare il padre e la sorella. Allora fare il coltellinaio voleva dire poter vendere una vasta serie di prodotti: coltelli, rasoi, pentole ed elettrodomestici. In generale tutto quello che, fatto con materiale metallico, poteva essere usato nell’ambito personale e per la cucina. Il punto di forza era, ed è tuttora, il coltello, prodotto che non viene soltanto venduto ma anche arrotato. Si tratta, dunque, di svolgere contemporaneamente l’attività di vendita e manutenzione. Nel 1942, alla morte di Pietro, Cesare e Giuseppina subentrano al padre nella conduzione del negozio di via dell’Orso la cui attività verrà ceduta nel 1961 a Lorenzi Piero, altra famiglia di coltellinai. Nel 1946 Giuseppina, separandosi dal fratello, apre l’attuale negozio in via Manzoni, angolo via della Spiga, con l’insegna G. Preattoni, per indicare il nome della sua proprietaria. Giuseppina si fa aiutare nella conduzione dell’attività dai nipoti del marito Francesco e Onorato Botta. L’esercizio poteva avvalersi di un ampio spazio per la vendita e per lo stoccaggio dei prodotti: si estendeva, infatti, fino all’attuale marciapiede. Allora non erano stati ancora costruiti i portici e la porta di Porta Nuova aveva archi per il passaggio pedonale e non porte con trabeazione, come invece si presenta oggi. La zona non era considerata di alto prestigio come lo è adesso; beneficiava della vicinanza con le nobili e ben frequentate via dell’Annunziatae via del Senato, di cui via della Spiga è rimasta, almeno fino all’esplosione della moda negli anni ’80, una strada di servizio. I lavori per costruire i portici iniziano nel 1954 e costringono Giuseppina a spostarsi in via Fatebenefratelli per alcuni anni, inducendola a ridurre quasi del tutto la vendita di taglienti per privilegiare la vendita di profumi. I Preattoni sono così diventati per un certo periodo più profumieri che coltellinai. Nel 1955, ritornati in via Manzoni i Preattoni ricominciano a vendere oggetti con la lama (coltelli, forbici rasoi, macinapepe, tagliasigari, cavatappi) e i loro necessari complementi (sapone da barba, colonie dopobarba, lozioni per capelli…). Si scoprono così piccoli-grandi saperi dietro ad ogni oggetto. Il cavatappi, ad esempio, si chiama anche coltello da cameriere perché lo producono le coltellerie e perché è costituito dal taglierino per togliere la capsula, il verme, usato per togliere il tappo, è solo secondario. Tutti gli oggetti in vendita ruotano attorno all’acciaio della coltelleria (forbici, tronchesini, strumenti da cucina e per sportivi), alla barba (rasoi, schiume, saponi, colonie, specchio), al vino (decanter, cavatappi,…), al sigaro (tagliasigari, umidificatori), trottole, fischietti e Nel frattempo il figlio di Cesare, Giampiero, riprende la tradizione di famiglia e per quattro anni (fino verso il 1963) viaggia per tutta Italia come rappresentante di coltelli. Dopo quella data, forte dell’esperienza acquisita, va ad aiutare Giuseppina nel negozio di via Manzoni. Nel 1980, Giampiero le subentra, facendo diventare l’attività una società in accomandita semplice con la partecipazione della moglie Maria Pia. Nel 1985 il figlio Lorenzo per alcuni mesi svolge l’attività di rappresentante di coltellerie nel Nord Italia. Nel 1989 Lorenzo convince la famiglia a cambiare l’arredo del negozio con uno più finalizzato alla vendita degli oggetti da taglio: ogni spazio è pensato e ottimizzato da Giampiero in funzione della loro forma e della volumetria del loro stoccaggio. I mobili, sulla scia di quelli di una volta, sono di legno, con vetri scorrevoli e con appositi funzionali cassetti. L’obiettivo comune perseguito dal proprietario è quello di vendere prodotti significativi per qualità e originalità, tanto è vero che oggi Preattoni collabora con artigiani alla realizzazione di alcuni oggetti. Conoscendo le caratteristiche di certi materiali e le loro tecniche di lavorazione, è possibile mettere il proprio marchio su oggetti unici per i materiali pregiati e le fatture raffinate. Si tratta, ad esempio, di tagliasigari e coltelli in ceramica, venduti anche a Londra da Harrods, oppure di rasoi, coltelli e portasigari in madreperla o in galuchat, oggetti ricoperti in pelle di razza che hanno preso il nome dall’artigiano francese che divenne famoso per l’utilizzo della pelle di questo pesce. Lorenzo, oltre a vendere al cliente un prodotto valido, ne racconta anche l’ottimale modo di utilizzo e di manutenzione. Perché non occorre solo far percepire la qualità del prodotto venduto, ma anche come quello stesso prodotto sia giusto per una determinata funzione. Nasce così la volontà di capire a quale scopo viene richiesto un oggetto, per poter suggerire lo strumento d’uso più adatto, ad esempio le forbici: esistono quelle per le unghie dei piedi e delle mani, per il raglio e la sfoltitura dei capelli, per i baffi, per tagliare e trattenere i fiori, per rifinire i tappeti, per il ricamo, per i campioni di stoffa, per i mancini. Per i Preattoni è importante la completezza come nel caso delle forbici per mancini, oggetto la cui esistenza in pochissimi conoscono, ma che viene comunque prodotta e venduta per rispondere al meglio alle esigenze specifiche, seppur sporadiche, del cliente. Il meccanismo di queste forbici sembra lo stesso delle altre forbici, ma in realtà i due pezzi che la compongono sono realizzati al contrario delle altre forbici. Da Preattoni non si troverà l’oggetto venduto solo per il design, ma anche per la funzionalità. Ad una richiesta del cliente, la risposta di Preattoni è sempre la stessa: “Per cosa le serve?”. Infatti non c’è un coltello migliore di un altro, ma un coltello migliore di un altro per tagliare il formaggio, piuttosto che per filettare il pesce. Ci sono poi coltelli per scuoiare gli animali di grosse dimensioni e quelli per animali più piccoli, ci sono i coltelli leggeri, quelli con il manico in sughero per i pescatori, quelli con manico fluorescente per i sub, oltre che naturalmente quelli per i diversi tipi di cibo. È così, ad esempio, che le lame in ceramica risultano essere le più indicate per il taglio di frutta, verdura e pesce crudo. Ogni oggetto è dunque il risultato della combinazione di vari fattori: il materiale con cui è composto, le sue dimensioni e il tipo di lavorazione. Il negozio di via Manzoni oggi espone vetrinette che contengono il museo, ovvero gli oggetti antichi e preziosi (per materiale, foggia o meccanismo) conservati dalle generazioni passate o comprate successivamente dalla famiglia. Fra gli oggetti esposti ci sono antiche forbici, il vecchio cavatappi del bisnonno oste, il “segna-bestie” (forbice con le quali si tosavano le bestie per marchiarle) e poi ancora il ferro per salassi, e ancora il succhiello (lo strumento per carotare il formaggio), il punteruolo uncinato per pulire gli zoccoli, i vecchi affilalame, che all’epoca erano in acciaio non inossidabile

Al Pascià S.r.l.

La tradizione di Al Pascià ha più di cent’anni. Per la datazione esatta del negozio abbiamo avuto due riconoscimenti: quello della Regione Lombardia come “storica attività” e quello del Comune di Milano come “bottega storica”. Inoltre una ricerca che ha fatto la Camera di Commercio ha rinvenuto documenti di registrazione datati dicembre 1905, e si presume che l’apertura sia avvenuta più o meno nel gennaio del 1906.

Il negozio nasce nel palazzo Casati Stampa, un palazzo del XV secolo, uno dei più vecchi di Milano e della Via Torino e nasce per iniziativa di un industriale della pipa della vicina città di Pavia, il signor Carati. In quel periodo la pipa era fumata più di quanto non sia fumata la sigaretta ora e per dare un’idea di com’era la situazione della fabbricazione di pipe all’epoca, e di conseguenza della loro diffusione, basti pensare che in zona c’era la fabbrica Rossi che impiegava circa 800 operai e produceva 50 mila pipe al giorno, mentre Carati era intorno ai 500 operai. Insomma, una bella azienda. E il negozio, che originariamente si componeva di una piccola parte adibita alla vendita e nella parte sul retro invece di una parte dedicata alla riparazione, si pensa sia stato aperto per supportare la grande richiesta.

La scelta è caduta su Milano perché era insieme a Roma la città più importante d’Italia, si aggiunga a questo che la moglie di Carati era milanese. Via Torino poi era la Montenapoleone d’allora, famosa per i bei negozi, le belle vetrine ed era la via principale che portava al Duomo. Il motivo per cui negli anni abbiamo resistito dallo spostarci verso altre strade, come hanno fatto molti altri negozi, è perché abbiamo clienti di terza e quarta generazione che vengono da tutto il mondo. La pipa è legata ai ricordi più cari, la fumava il nonno, il bisnonno. I profumi che da bambini si sono stampati nella memoria hanno un potere incredibile e a noi piace coccolare il fanciullo che c’è in ognuno di noi. E così veniamo al nome, perché Al Pascià. Stare come un Pascià significa stare bene, un modo di dire tipico milanese e “Al” è semplicemente il moto a luogo. Da noi quindi, da Al Pascià, si va per stare bene.

Storicamente dedicato al mondo della pipa e degli articoli per fumatori, il negozio Al Pascià è oggi un importante riferimento internazionale per gli appassionati del lento fumo, riunendo numerose esclusive nazionali dei più importanti marchi.

Capita a volte di avvertire, toccando un oggetto di artigianato, una specie di vibrazione. Qualcosa che arriva da lontano e che ha a che fare con il cuore e la vita degli uomini e che per qualche strano mistero si è condensato all’interno della materia. Quella vibrazione altro non è che l’impronta energetica del suo autore e una volta entrati in contatto è difficile rimanerne estranei. È quello che è successo a tanti con le pipe di Al Pascià, selezionate con cura tra i migliori pipemaker mondiali. Quella vibrazione ha lasciato il segno anche tra i clienti, che col tempo hanno cominciato a chiedere se non fosse possibile avere altri oggetti fatti con altrettanta vibrante passione. Sono cominciate le richieste di porta tabacco e porta pipe in pelle, poi è stata la volta dei portafogli, delle borse, dei portachiavi fino alle valigie dando avvio a quella che ormai è diventata una tradizione nell’offerta di Al Pascià. Tutto comincia nel 1990 e nel rispetto di quella passione che ha sempre percorso gli oggetti di artigianato nel campo del fumo lento, è cominciata la selezione dei pellami e del design anche per la pelletteria Al Pascià. Tutto è seguito con la stessa attenzione di sempre, con una produzione in numeri limitati che vede coinvolto Al Pascià e l’artigiano durante l’intero processo creativo, dalla scelta della pelle e del cuoio, fino alla discussione delle linee all’interno delle quali incastonare la qualità.

La costante ricerca di articoli di alta qualità ha portato, nel tempo, ad ampliare la tipologia di prodotto, consentendo la realizzazione di una linea di accessori creata per chi ama tutto ciò che esprime il linguaggio dell’eleganza e del fatto a mano in Italia con materiali pregiati.

Dal piccolo accessorio alla borsa da viaggio, grande è l’attenzione posta nella selezione dei pellami e nelle rifiniture, per garantire oggetti destinati a durare nel tempo.