Viola S.r.l.

L’attività, sita nella piazza centrale del paese di Isolaccia nel Comune di Valdidentro, ha conosciuto il suo inizio come Locanda (trattoria con alloggio, ad insegna Ristorante – Bar Caffè) il 23.11.1952 su iniziativa di Schena Ersilia. Il 20.04.1973 conduzione passa al figlio Giacomelli Eraldo, attuale titolare dell’attività coadiuvato dalla moglie e dai figli.

Nel 1979, considerate le mutate esigenze dell’utenza si procede ad una radicale ristrutturazione della struttura per adeguare i servizi offerti di Bar-Ristorante, ma mantenendo sempre le caratteristiche originarie di gestione familiare. Nell’autunno del 2009 è la volta di una nuova ristrutturazione dei locali che razionalizza lo spazio e migliorare l’efficienza lavorativa.
L’esercizio si sviluppa oggi su due livelli: al piano terra vengono somministrati i servizi di bar, piccola ristorazione (panini, primi piatti) e ricevitoria, mentre il piano seminterrato è dedicato alla ristorazione vera e propria.

Alberio Amelia

Era il 1893 quando Ercole Corti avviò quella che sarebbe diventata una Lunga tradizione familiare. La trattoria “Antico Frate”, ricavata dalla struttura di un vecchio convento di frati dell’ordine degli Umiliati, era situata nel borgo San Martino. Il Locale già provvisto di stallazzo per gli animali e di ghiacciaia per la conservazione degli alimenti, offriva la “piccola”, tipica colazione a base di zuppa di cipolle servita con pancetta e vino rosso. Nel 1911 Ercole trasferì l’attività in via Bellinzona, a Monteolimpino e, a partire dal 1924, venne affiancato dal figlio Carlo che, insieme alla moglie Amelia, continuerà per 42 anni a gestire la struttura con straordinaria passione. Il ristorante, diventato punto di riferimento per gli operai che lavoravano nella zona e per diversi gruppi sportivi ed associazioni, durante il secondo conflitto mondiale fu adibito a mensa di guerra per i cittadini. Carlo ed Amelia ebbero quattro figli che, sin da giovani, collaborarono alla conduzione del ristorante; Pia e Rita in particolare si distinsero per impegno e serietà. Nel 1964 Rita sposò Vittorio, appassionato gastronomo, e proseguì l’attività con la sorella Pia; insieme trasformarono il ristorante in un luogo dove le tradizioni culinarie lombarde sono preservate e ben si sposano con la modernità della gestione. L’attività di Rita e Vittorio crebbe insieme alla loro famiglia, allietata dalla nascita di Sonia, Carlo e Amelia. Quest’ultima, con il marito Massimiliano, diplomato presso la scuola alberghiera di Bellagio e con esperienza decennale in alcuni ristoranti specializzati in cucina locale e regionale, rappresenta ormai la quarta generazione della famiglia Corti ed è fiera di ricalcare le orme del bisnonno. Più volte ristrutturato per adeguarsi alle norme vigenti, il locale è dotato di impianto di aspirazione e climatizzazione oltre che di servizi per i portatori di handicap; nelle due ampie e luminose sale è in grado di accogliere oltre 180 persone. Gli ingredienti, scelti con sapienza dai cuochi Vittorio e Massimiliano, sono conservati e preparati in una cucina attrezzata con tecnologie d’avanguardia. A testimonianza della sua elevata professionalità, Vittorio nel 1997 ha ottenuto il Collegium Cocorum, importante onorificenza nazionale del settore ristoranti.

Bar Teatro di Negrini Sandra e C. S.n.c.

L’antico Albergo del Moro, o dei Due Mori – del quale si ha notizia sin dal 1585 – sorgeva in Via Emilia, detta Regia Traversa, via Maestra, Strada reale e dal 1762 “Stradrita” o “via dei Ducati”. Prima di questo albergo c’era quello de li 3 Re alla posta dove il 17 Ottobre 1570, trascorse la notte Torquato Tasso, al seguito del Cardinale d’Este allora diretto in Francia. “Di fianco, L’Albergo dei Due Mori, aveva il Caffè del Moro – scrive il Maragliano – aperto tutta la notte per il servizio dei viaggiatori in arrivo con le diligenze da Milano a Genova, con i velociferi da Piacenza a Torino e con la vettura Datti da Stradella. Là pure era il servizio di posta per il cambio dei cavalli dei viaggiatori in berlina, più sovente stranieri. Era quindi in centro di un movimento non indifferente che attirava un buon numero di curiosi alettati dal tramestio e dall’affaccendamento che rompeva la monotonia della vita cittadina di quei tempi e più specialmente dall’arrivo dei forestieri viaggianti in berlina, che quasi sempre facevano tappa in Voghera, trovandosi essa a circa metà distanza fra Milano e Torino, Milano e Genova”. Costruzione indissolubilmente legata all’erezione del teatro Sociale, l’attuale caffè del teatro “fu aperto nell’anno 1845 da Antonio Romano che l’ebbe in affitto della Società del Casino”.
“Il vogherese tiburino – come ricorda il Maragliano – quando transitava in Via Emilia soleva additare i locali al piano alto del Teatro con le Regie Patenti costituitasi il 22 Maggio 1826 – scrive Tino Giudice – dopo aver vagliato le molte proposte avanzate circa la scelta ove far sorgere il nuovo teatro – del cui progetto si era occupato l’ingegnere lodigiano Felice Moraglia – il 31 Gennaio 1842 decideva a maggioranza l’acquisto di un fabbricato occupato in parte dall’Albergo del Moro e dall’annesso Caffè, con adiacente rustico di scuderia, fienile ed ampia corte. E’ assai probabile – afferma Giudice – che in questa locanda, in viaggio da Pavia ad Alessandria, Via Voghera e Tortona, nel Settembre 1801, abbia dormito una notte Stendhal, come lo stesso ricorda nel suo “Viaggio in Italia”.
In quella medesima assemblea si diede incarico all’architetto torinese Gioacchino Dell’Isola Molo del Borghetto di stilare il progetto definitivo del teatro, attenendosi pur con le opportune modifiche, a quello iniziale del Moraglia”.
Lo stile architettonico è quello neoclassico “stupendamente bello, riferisce il Nobile Massimiliano Spinola al Ministro degli Esteri del Re di Sardegna”.
Il teatro fu inaugurato il 19 Aprile 1845.
“LA Via Emilia illuminata da 18 fanali ad olio (solo nel 1858 sostituiti dall’illuminazione a gas), vedeva già collocate le guide in granito per le rare vetture e il selciato rifatto. Nella gestione del Caffè del teatro, al Romano – come riferisce il Maragliano – succedette il Mirabelli.
Locale elegante, frequentato dagli ufficiali di stanza nella locale Caserma della Cavalleria e dal Bel mondo vogharese, al Caffè del Teatro – come riferisce lo storico Fabrizio Bernini e riporta Tino Giudice nella rievocazione “ 1845-1995 I Centocinquant’anni del Casino Sociale 1845”: “In una radiosa giornata del maggio del 1915, successiva al famoso discorso infiammatorio e interventista pronunciato a Quarto dei Mille, Gabriele D’Annunzio, lasciata Genova su una “bugatti” azzurra decapottabile guidata dal suo autista, diretto a Milano, transita in Via Emilia e viene multato dal vigile Giuseppe Dottria proprio davanti al caffè per aver superato la velocità consentita dei 10 km orari. Riconosciuto e acclamato dell’economo del Casino, il signor Beppe Palli e dagli avventori del Caffè “il vate” viene portato in trionfo dentro il locale”. Lo storico incontro fu suggellato con un brindisi e la mult, naturalmente, stracciata.
Dal 1930 il caffè del Teatro fu gestito dai Nicali. Purtroppo il soffitto dipinto fu coperto da una moderna quanto inaccettabile imbiancatura. Nel 1962 la nuova ristrutturazione, ad opera dell’architetto senese Tortorelli, incaricato dai nuovi gestori: i Palonta.
Voghera negli anni ’60 era assai animata, anche di notte. Il Teatro Sociale, trasformato in cinematografo, all’ultimo spettacolo faceva affluire avventori nottambuli che volevano concedersi il piacere di un liquore.
Frequentato dalla “jeunesse dorée” e non solo, si ricordano con nostalgia le veglie organizzate all’Ariston Club del Caffè del teatro dal 1966 al 1969 e le gare di biliardo alla presenza di campioni nazionali.
Ceduto dai Palonta nel 1970 il locale vede succedersi varie gestioni: Picchi, Zucchi, Re, Ravazzini.
Dal 1996 è gestito dai Negrini i quali non hanno nascosto la propria amarezza per la perdita degli arredi d’epoca, del soffitto dipinto, delle “boiseries” che decoravano il Caffè del Teatro, un gioiello architettonico che avrebbe saputo restituire inalterate atmosfere ottocentesche ormai cancellate per sempre.
L’attuale “restyling”, curato con passione, attenua il rimpianto di quello che, senza timore di smentita, è ritenuto il più antico Caffè della nostra città.
Paola Niceli