Mutinelli di Matteo Giulio Mutinelli e C. S.a.s.

La ditta Mutinelli, premiata cappelleria, viene fondata alla fine dell’800 nella città di Milano.

Il negozio viene aperto in quello che oggi è conosciuto come C.so Buenos Aires , nei locali di un palazzo di allora nuova costruzione, nato dalle ceneri dell’antico Lazzaretto.

In quel periodo il negozio era fuori dazio poiché i caselli di Porta Orientale (oggi Porta Venezia) segnavano i limiti dell’area cittadina.

Il fondatore Fausto Mutinelli avviò dunque l’attività in un periodo florido per il cappello, potendo contare su una moda che considerava imprescindibile l’utilizzo di un accessorio tanto importante.

La Cappelleria dunque, fondata nel 1888, è rimasta per più di 120 anni negli stessi locali subendo poche sostanziali modifiche negli spazi e negli arredi e mostrando tutt’oggi inequivocabili testimonianze della sua storia.

La realtà urbana della città di quei tempi era ben diversa dall’attuale.

Oggi, ormai pienamente entrati nel terzo millennio, siamo abituati ad un Corso caotico ed in continuo movimento, ad una grande arteria in cui il traffico automobilistico non cessa nemmeno nel cuore della notte, ad un punto di riferimento commerciale per i milanesi e per gli stranieri che da tutte le parti del mondo si recano a Milano per lavoro o per turismo.

Ben diversa era invece la situazione nel periodo in cui Fausto Mutinelli decise di aprire la sua attività in quella che allora si chiamava Via di Porta Orientale.

In piazzale Loreto i milanesi facevano la passeggiata fuori dazio; partendo da piazzale Oberdan arrivavano alla cascina, che là si trovava, e mangiavano pane e salame, accompagnando il tutto con un buon bicchiere di vino e le canzoni del Barbapedana, il noto cantastorie.

Nella stessa cascina, una volta inaugurato il tram a cavalli, veniva fatto il cambio degli animali prima della tratta per Monza.

Tutto questo ai primi del ’900.

All’inizio della sua attività Fausto si avvaleva di un laboratorio in cui venivano fatte le riparazioni dei feltri usati, cappelli su misura e cappelli nuovi per la vendita in negozio.

Nel 1916 Fausto Mutinelli partecipò all’Esposizione Internazionale del Lavoro e i suoi cappelli vennero premiati col “Gran Premio e Medaglia d’Oro”.

Era quello ancora un momento eccezionale per la cappelleria nazionale e oggi è possibile ammirare all’interno del negozio, custodito in una teca, il diploma commemorativo dell’avvenimento.

All’incirca verso la metà degli anni trenta il figlio Dante decise di chiudere il laboratorio riservandosi solo di continuare le riparazioni, vista l’abitudine ormai affermata di acquistare il cappello già pronto e di non “pretendere” più un prodotto su misura, pregiato sì, ma costoso; il pret a porter si è imposto anche in questo nobile accessorio e l’“informatore”, strumento indispensabile per prendere le giuste misure della testa dei clienti, oggi non è che un originale pezzo da museo.

Con la scomparsa di Dante, nel 1967, le redini del negozio rimasero saldamente nelle mani del figlio Maurizio che fin da ragazzo aveva cominciato ad operare nell’attività di famiglia.

Maurizio ci lascia nel 2012 ma consegna nelle mani del figlio Matteo che lo affianca dai primi anni Novanta tutta l’esperienza e le conoscenze accumulate in sessant’anni di militanza appassionata nel mondo della produzione e della vendita del cappello.

Entrare nella Cappelleria Mutinelli è come spiccare un salto nel passato del quartiere di Porta Venezia, rivivendo sapori e atmosfere ormai sopite.

I locali della cappelleria hanno mantenuto la pavimentazione originaria, e le strutture in ferro battuto, che contraddistinguono le vetrine e l’insegna esterna, si possono far risalire ai primi del ‘900.

Macchinari e attrezzi come vaporizzatori, allarga/cappelli, forme di legno arricchiscono gli arredi della cappelleria; arredi che sono stati rinnovati negli anni ma sempre nel segno di una continuità di stile e di una ricerca di armonia con le strutture originali esistenti.

Di notevole impatto estetico le maniglie in ottone dell’ingresso in perfetto stile dell’epoca.

La merceologia offerta dalla Cappelleria Mutinelli verte quasi esclusivamente sul cappello per uomo e donna.

I copricapo di produzione pressoché totalmente italiana provengono dalle fabbriche e dai laboratori più qualificati del nostro paese in modo da offrire alla clientela, che da ogni nazione del mondo giunge a Milano, il meglio che il settore possa vantare.

Il cappello italiano è conosciuto e ricercato in tutto il mondo e rappresenta un’eccellenza, seppure di nicchia, di cui dobbiamo andare orgogliosi.

La stampa nazionale e straniera, conscia di questa specialità, non ha mai lesinato attenzioni alla Cappelleria Mutinelli, ottenendo dai titolari informazioni curiose e circostanziate con cui condire interessanti articoli su come viene trattato l’accessorio cappello nella città della moda.

Feltri di lepre, berretti nei tessuti migliori, cappelli sportivi per uomo e donna leggeri e invernali, cappelli da cerimonia per signora, cilindri, bombette, cappelli da cow boy e affini, cappelli impermeabili, panama extrafini, paglie leggere per la stagione estiva, cuffie, cuffiette, turbanti, bandane, passamontagna..

sono solo un esempio di quello che una cappelleria specializzata può offrire ai clienti.

La Cappelleria Mutinelli, come poche altre sul territorio nazionale, può vantare dunque una tradizione consolidata che si traduce in competenza e capacità di interpretazione delle esigenze del cliente nel momento in cui quest’ultimo si avvicina, anche da neofita, ad un mondo oggi forse considerato un po’ originale come quello del cappello.

Da sempre inoltre personaggi del mondo dello spettacolo, dell’arte e della cultura hanno come punto di riferimento la Cappelleria Mutinelli.

Cristina di Finato Maria Antonietta S.n.c.

Cesare Cristina, detto Mario, apre nel 1910 con l’aiuto della moglie Maria Silvera un negozio di cappelli da uomo e ombrelli a Gallarate nella centralissima piazza Garibaldi, alle spalle della chiesa di San Pietro. I due coniugi Cristina, nati rispettivamente nel 1887 e 1886, sono originari di Invorio, borgo agricolo sulle colline novaresi che si affaccia sul lago Maggiore e decidono di trasferirsi a Gallarate per tentare la fortuna nel settore del commercio. Il loro negozio ottiene un rapido successo, dovuto anche alla posizione centrale nel “salotto” di Gallarate, la zona in cui si passeggia in compagnia e ci si ritrova nelle giornate di festa, quello che con termini attuali può essere definito un “centro commerciale naturale”. Il cappello da uomo a quei tempi è un accessorio imprescindibile, soprattutto per gli esponenti dei ceti borghesi e aristocratici che lo portano quotidianamente e sono attenti alle mode internazionali. L’utilizzo del cappello allora non risente di sensibili picchi stagionali, fattore che invece condiziona fortemente il commercio degli ombrelli. La cappelleria Cristina ha tra i propri fornitori le principali industrie del tempo, come Panizza, Frigerio e soprattutto Borsalino: Teresio Borsalino, figlio del fondatore Giuseppe, frequenta personalmente il negozio per concordare gli ordinativi con Mario Cristina. I due titolari non hanno figli che li assistano nel lavoro, ma nel 1917 viene loro affidata la nipote Margherita Silvera che lascia Invorio all’età di quattro anni e viene cresciuta dagli zii a Gallarate, dove il negozio diviene la sua seconda casa. Il legame di parentela della nipote con i due zii è doppio: Margherita infatti è figlia di un fratello di Maria e di una sorella di Mario. Nel 1927 la cappelleria di Mario Cristina si trasferisce di pochi metri, lasciando piazza Garibaldi per stabilirsi nell’adiacente piazza Vittorio Emanuele che, dopo la seconda guerra mondiale, prende il nome di piazza della Libertà. Il nuovo negozio viene progettato secondo canoni moderni per l’epoca, l’arredo e le vetrine sono realizzati su misura e vengono utilizzati ancora oggi. La posizione, al termine dei portici di casa Piantanida (oggi conosciuta come casa Peroni), è ancora più favorevole della precedente: situata di fronte al sagrato della Basilica di Santa Maria, la cappelleria diviene un luogo familiare per i gallaratesi. I ragazzi si danno appuntamento sotto i portici per trascorrere le ore insieme, i più giovani a giocare e schiamazzare, i più grandi ad aspettare le ragazze che escono dalla messa. Chi non ha l’età e i soldi per frequentare i caffè della piazza adotta come ritrovo quell’angolo dei portici, che per tanti ragazzi diventa noto come il “Bar Cristina”. Mario li intrattiene inventando un motivetto pubblicitario che diventa rapidamente un successo in piazza: “Non c’è bambino che non abbia mai comprato un cappello da Cristina”. In quegli anni la maggior parte della clientela del negozio è costituita da persone benestanti e la torma di ragazzi davanti al negozio viene talvolta dispersa da Margherita armata di una scopa. Anche lei diviene una figura familiare per tanti giovani e con il passare degli anni sarà nota a tutti come la zia Rita. Nel secondo dopoguerra altri membri della famiglia si trasferiscono da Invorio: prima Jolanda, sorella minore di Margherita, che sposa il milanese Carlo Rattazzi con cui si stabilisce a Busto Arsizio; in seguito anche il padre di Margherita e Jolanda, Carlo Silvera, rimasto vedovo decide di raggiungere la figlia maggiore a Gallarate. Per qualche anno è attivo anche lui in negozio, occupandosi della riparazione di ombrelli e di cappelli. Con gli anni ’50 e ’60 il negozio amplia la propria offerta con altri accessori come guanti, cinture, foulard di seta, cappelli femminili da cerimonia e borse. Questo aspetto della diversificazione merceologica si rivela fondamentale per la sopravvivenza dell’attività nei decenni a venire, in quanto il mercato del cappello in feltro da uomo subisce un drastico Ridimensionamento. 1960 – 1994 Nel 1960, con la scomparsa della moglie Maria, il titolare inizia a predisporre la propria successione e nel 1961 decide di cessare la ditta individuale cui subentra la società in nome collettivo Cristina Cesare & C. In questo periodo di transizione la cappelleria si avvale del lavoro di una commessa, unico episodio di apporto di lavoro esterno nella secolare storia di questa impresa, che si caratterizza per la continua presenza in negozio di membri della famiglia. Mario Cristina muore nel 1965 e le quote della società vengono divise tra le due nipoti Silvera: Margherita e Jolanda. La sorella minore decide in quel frangente di trasferirsi con il marito Carlo Rattazzi e i figli Loredana, Marina e Aldo a Gallarate, per condividere con Margherita la casa lasciata dagli zii Cristina. In negozio le due sorelle vengono affiancate dalla figlia maggiore di Jolanda, Loredana Rattazzi, assunta come commessa e attiva al loro fianco per trent’anni. A partire dagli anni ’60 l’industria e il commercio di cappelli, in particolare quelli da uomo, subiscono un forte ridimensionamento: le abitudini e le mode cambiano radicalmente. La crisi del settore ha effetti sia sul versante industriale che su quello distributivo, che portano alla chiusura di molti punti vendita specializzati. Come già accennato, l’attività della famiglia Cristina-Silvera può contare su un’offerta varia, ma soprattutto può contare su un rapporto solido con la propria clientela di riferimento. Ad alcuni clienti di riguardo, esponenti delle dinastie imprenditoriali della zona, capitava che la zia Margherita dedicasse anche la domenica mattina. Anche molti dei ragazzi che passavano il loro tempo davanti al “bar Cristina”, con il passare degli anni diventano clienti del negozio, che diviene in un certo senso simbolo di ascesa sociale. Nei primi anni ’90 Margherita, dopo 75 anni di presenza ininterrotta in negozio, sente avvicinarsi il momento del passaggio di consegne. Aldo, figlio minore di Jolanda ha sposato nel 1989 Maria Finato, che come tutti i gallaratesi conosce il negozio e ne è stata cliente. Alcuni anni dopo il matrimonio, conclusa un’esperienza di lavoro in un’industria tessile, Maria decide di impegnarsi per rilevare il testimone della zia Rita e portare avanti la storica insegna. Nell’arco di due anni, tra il 1995 e il 1997 l’impresa compie il secondo passaggio generazionale: Maria inizia affiancando Margherita e Loredana in negozio per familiarizzare con la routine operativa e imparare i segreti del mestiere. Anche Loredana lascia in quegli anni, dopo aver trasmesso alla cognata il proprio patrimonio trentennale di competenze. Nel 1997 si compie il passaggio societario quando le sorelle Margherita e Jolanda Silvera cedono le proprie quote. Subentrano i fratelli Marina e Aldo Rattazzi, con la moglie Maria Finato che diventa amministratore dell’impresa. Anche in questo caso, come dagli zii alle sorelle Silvera, il passaggio avviene secondo una linea indiretta, ma come avvenuto trent’anni prima anche in questo frangente la transizione si compie con successo. Maria si appassiona e dedica alla cura del negozio energia e tempo, tanto da meritare in breve tempo l’appellativo di “signora Cristina”. Aldo lavora all’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile all’aeroporto di Malpensa, ma quando può aiuta la moglie con alcuni piccoli lavori. La tradizione della zia Rita che imbandiva il negozio alla vigilia di Natale per un brindisi con la famiglia e il pubblico si è aggiornata con gli anni e in occasione delle recenti “notti bianche” Aldo e Maria hanno accolto i clienti facendo allestire un piccolo rinfresco. Le vetrine e gli arredi originali del 1927, per quanto non rappresentino il massimo della funzionalità, contribuiscono a rendere il negozio un angolo di storia. Maria è consapevole che in questo risieda il punto di forza dell’attività e fa del proprio meglio per non tradire le aspettative dei propri affezionati clienti. Nel 2006 l’impresa ha ricevuto dalla Regione Lombardia il riconoscimento di negozio storico di rilievo locale. La zia Margherita Silvera, protagonista di un secolo di vita della Ditta Cristina, è mancata nel 2009 all’età di 96 anni. La tendenza degli anni più recenti, che pure scontano un clima economico difficile, fa sperare in una ripresa dell’industria del cappello, con una riscoperta di questo capo da parte delle giovani generazioni. Il rapporto con Borsalino e Panizza prosegue per la fornitura dei cappelli, altre ditte italiane forniscono berretti, mentre guanti, borse e accessori in pelle vengono da imprese artigianali toscane. Il mercato attuale di questi articoli è soggetto a forti oscillazioni stagionali che hanno spinto Maria Finato ad una ulteriore differenziazione merceologica con la vendita di capi di abbigliamento e oggetti di bigiotteria. La specializzazione in cappelleria resta comunque fondamentale per la Ditta Cristina, divenuta un punto di riferimento per un bacino di clienti ampio e competente.

Tallarico Paolo di Tallarico Paolo

Cosa mantiene in vita un’attività altrove in via d’estinzione? Passione, pura e semplice passione per l’accessorio d’eccellenza: il cappello. La bottega viene fondata agli inizi del ‘900 da Romolo Tragni, al quale la famiglia Tallarico, da più di trent’anni propietaria, intitola tutt’ora il negozio; questo si colloca nella cornice di un edificio quattrocentesco con facciata affrescata della bottega di Andrea Mantegna. Di tempo ne è trascorso ed è stato inserito anche l’abbigliamento maschile. Ciò nonostante il cappello è sempre stato l’elemento fondamentale: ogni stagione vengono presentate e proposte ampie scelte per uomo e donna, dal cappello classico a quello più modaiolo con nomi tra i più prestigiosi nel settore come Borsalino, Stetson, Marzi e Borghi, affiancati ai marchi emergenti della modisteria italiana ed estera. Il tempo lascia impronte definite, l’esperienza e la passione fanno in modo che tradizione ed innovazione seguano un’unica via.

Re Ottavio di Coletto Sergio

Una creatività straordinaria, una manualità di altri tempi perfettamente

calata nel Made in Italy contemporaneo.

Queste le caratteristiche della Bottega Storica Re Ottavio di Sergio Coletto

abile artigiano che ha ereditato dal padre Emanuele i segreti del mestiere. Qui

dal 1935 vengono realizzati rigorosamente a mano, con tecniche e strumenti

tradizionali, accessori di Alta Moda: bottoni, cinture pregiate, bijoux d’epoca e

moderni.

Situata a Milano in via Bagutta 1, al centro del Quadrilatero della moda,

la Bottega svolge un’attività artigianale ormai rara: la realizzazione nel

laboratorio attiguo allo showroom di cinture e bottoni su richiesta del cliente.

Un vero paradiso anche per stilisti dell’Alta Moda che qui fanno realizzare

accessori su proprio disegno.

Alle pareti modelli di centinaia di cinture, creazioni leggere ed eleganti,

veri gioielli artigianali realizzati in pelle, camoscio, vernice, tessuto e

metallo, impreziosite con pietre e strass che rendono unico ogni modello per

personalizzare e valorizzare dai semplici abiti da giorno ai più importanti abiti

da sera.

Nella miriade di cassetti migliaia di bottoni di tutte le forme e materiali da

cui ogni giorno, grazie alla fantasia dell’Azienda che sa interpretare i desideri

della clientela, nascono modelli nuovi, unici ed esclusivi: ad ogni abito il

proprio bottone. Bottoni in ottone dorato e argentato, arricchiti di perle o di

smalti per il giorno e per la sera; bottoni in strass Swarovski per dare luce agli

abiti più importanti.

La Fabbrica Dei Cappelli Per Signora

Da 60 anni la moda del cappello trova in Lorenzo Borghi un brillante ed eclettico interprete. Il suo atelier sito in una antica dimora del 1400 nel centro di Milano, si pregia del titolo di bottega storica. Il suo lavoro è rivolto sia alla clientela privata che alle aziende ed approda anche sulle passerelle dell’alta moda, pur non tradendo il gusto della creazione artigianale di un tempo. Nel suo laboratorio si può ancora assistere alla nascita di un cappello; tra feltri, paglie e forme di legno, ogni creazione si rivela unica. Lorenzo Borghi è un vero artista estroverso, ogni donna può trovare nel suo laboratorio il cappello adatto alla sua personalità avvalendosi della nota sensibilità ed esperienza del Maestro.

Lorenzo Borghi nasce a Milano nel 1940. Fin dalla giovane età viene attratto dalla creatività della moda e riesce a farsi assumere da uno stilista del cappello all’età di 12 anni. Dal 1953 non ha più abbandonato la sua passione riuscendo a trasformare la sua esperienza in una grande abilità creativa. Il Maestro dice : ” ….non esistono persone che non stanno bene con il cappello, esiste un cappello per ogni viso….” E lui lo indovina con un’occhiata. Un cappello per ogni occasione: cerimonie, vacanze, feste, mare.. per il semplice piacere di sentirsi completi prima di uscire di casa. Lorenzo Borghi è rimasto tra gli ultimi che coltiva l’artigianato del cappello da ormai 60 anni; ogni cappello è creato, disegnato e lavorato direttamente dal Maestro all’interno del suo laboratorio in via dei Piatti, in cui possiamo trovare forme di legno di oltre 70 anni, feltri, paglie, nastri e fiori di stoffa di ogni colore. Le donne che portano una creazione con la griffe L.B., sono dotate di un pizzico di vanità e tanto buon gusto, consapevoli che il cappello è un piacere personale che ogni donna può indossare. Nonostante Lorenzo Borghi abbia fatto sfilare le proprie creazioni per noti stilisti, a Parigi e New York, rimane il vero ed autentico “Cappellaio Matto” che non venderà mai un capello se non lo vedrà più che consono alla testa che lo indossa. Dotato di grande umanità accoglie i clienti nell’atelier di una vecchia Milano, in un palazzo del 1400. Che altro dire, forse questa curiosità. Il Maestro ricorda : ” …qualche anno fa tramite una nobildonna inglese, ho fatto dono alla regina Elisabetta di una mia creazione….”. E lei commossa ha ringraziato con una lettera, che ora fa bella mostra incorniciata nell’atelier.

Casa del Guanto S.r.l.

Il 1953 è l’anno in cui, a Brescia, ha inizio l’attività di un negozio specializzato nella vendita di guanti. Guanti di ogni tipo. Confezionati in morbida pelle, in calda lana, in pregiato cachemire, in tessuti eleganti per cerimonie e grandi occasioni. Il nuovo punto vendita ha l’insegna “Casa del Guanto”, gestito dalla famiglia Petriccione, è situato in corso Mameli, nel cuore storico della città. Nel corso degli anni, grazie alla grande professionalità ed alla patricolare attenzione nelle scelte dei modelli e delle qualità, l’azienda diventa sempre più un punto di riferimento non solo per i bresciani della città e della provincia, ma anche per chi riede nelle città vicine: Bergamo, Mantova e Cremona.

Nel tempo la gamma degli articoli diventa sempre più ampia. Ai guanti si aggiungono articoli di piccola pelletteria come portafogli e cinture, accessori d’abbigliamento come borse, foulard, sciarpe, cappelli ed infine le linee viaggio con borsoni e valige. Nel 2006 alla “Casa del Guanto” viene attribuito, dalla Regione Lombardia, il riconoscimenti di “Negozio Storico”. Nel 2008, dopo oltre mezzo secolo, la storica insegna viene trasferita da C.so Mameli al nuovo centro commerciale “Freccia Rossa”. Una scelta sofferta ma che rende più comodamente raggiungibile il prestigioso punto vendita. Una tradizione per Brescia che continua con l’inserimento di marchi importanti quali Roncato , Piquadro , Madarina Duck , Avirex , Borsalino e tanti altri.