Colombo Franco

La memoria dell’attuale titolare della Ditta MOLINO COLOMBO FRANCO, insieme alle conoscenze

tramandate nonché alla documentazione in possesso dello stesso, comprovano l’esistenza dell’impianto

molitorio e dei locali ove ha sede l’esistente attività già tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.

È certo, infatti, che l’attività di macinazione e vendita al minuto in sede fissa di farine ha

interessato le seguenti tre generazioni: COLOMBO SANTINO dal1900 al1937
COLOMBO GIUSEPPE COLOMBO FRANCO
a tutto il 1975 dal1976 a tutt’oggi Tale negozio ha mantenuto nel tempo la propria sede e locali d’origine (VIA E. DE AMICIS N. 14 già
Via C.F. Biffi n. 32) all’interno del centro storico del paese.

In origine l’impianto molitorio era costituito da mole in pietra, di cui una in ceppo dell’Adda, azionato da gruppo elettrico con motore di 5 cavalli, per la trasformazione del mais in farina gialla da polenta e del grano in farina bianca, sia per conto terzi (contadini del paese e del circondario che portavano al mulino il loro raccolto da macinare) che per la vendita al dettaglio, anche ai panificatori locali.

Ciò per tutto il tempo di guerra, dopodiché a partire dal 1949 e fino al 1970 detta tipologia di impianto funzionò solo per la macinazione del mais poiché, parallelamente (1949) entrava in funzione nuovo mulino elettrico a cilindri per la sola produzione di farina bianca.

A partire dal 1970 a tutt’oggi l’attività di macinazione viene effettuata esclusivamente a mezzo del solo mulino elettrico a cilindri per la produzione di ”farina di granoturco bramata” (la cosiddetta farina gialla da polenta) mediante l’utilizzo di materia prima coltivata in proprio (il titolare è anche COLTIVATORE DIRETTO) e destinata alla vendita al dettaglio, oltre che per conto terzi e per la
produzione di farine destinate all’alimentazione zootecnica.

FASI SALIENTI DELLA PRODUZIONE

Il mais o granoturco viene messo in una “bocca” (PT). Mediante nastri trasportatori dotati di “facchini” cioè nidi di metallo, viene convogliato in un cassone di raccolta (P2°), quindi viene pulito per mezzo di una ventola, per infine passare, attraverso i tubi di condotta, nei laminatoi a cilindri (PT), ossia le macchine che hanno sostituito il lavoro antico delle mole. Così avviene la fase della prima rottura; a questa ne seguono poi almeno altre tre. Attraverso gli elevatori (facchini), il mais passa nella marsigliese, caratteristica macchina di chiara origine francese costituita da buratti (setacci), per essere nuovamente pulito; avviene qui la separazione della crusca dalla parte “nobile”. Tutte le fasi della rottura sono importanti, ma quella determinante per la produzione della farina gialla da polenta è senz’altro quest’ultima. Da tale rottura infatti esce il germe di mais (elemento da cui si ricava l’olio di mais oppure utilizzato come sottoprodotto per uso zootecnico). Uscito dalla marsigliese il mais – ormai quasi farina – passa in una serie di buratti a setacci piani a oscillazione libera che costituiscono il plansichter (buratto di origine tedesca che rappresenta il tipo più moderno di macchina abburattatrice). Esso è costituito da una serie di setacci posti orizzontalmente l’uno sopra l’altro tenuti a posto da tiranti, formanti due grossi cassoni di legno, uniti fra loro da un telaio meccanico orizzontale. Tutta la macchina è dotata di un movimento di rotazione in un piano orizzontale a mezzo di un eccentrico comandato da un albero verticale, procedimento che riprende l’analogo movimento che si faceva setacciando a mano. Ogni setaccio riceve il prodotto, cede al di sotto la parte fina e trattiene la più grossa. Alcuni canali separati portano il primo prodotto ai setacci successivi, il secondo agli scarichi diretti. Alla fine di questo processo di abburattamento la farina gialla viene convogliata, attraverso i suddetti canali, in apposito cassone, pronta per il confezionamento.

ESTENSIONE DEl PRODOTTI DESTINATI AL COMMERCIO

Successivamente, l’attuale titolare veniva autorizzato alla vendita di altri prodotti attinenti con l’attività già in essere, quali: cereali, mangimi, cruscami ed affini, sementi, oltre che gabbie per piccoli animali domestici e articoli di ferramenta.

Il titolare inoltre, è un COLTIVATORE DIRETTO.

La vendita al dettaglio dei prodotti viene esercitata su una superficie pari a 30 mq.

INTERAZIONI DELL’ATTIVITÀ

L’attività esercitata rientra nell’ambito del cosiddetto progetto “KM ZERO” riconoscendo alla produzione artigianale del punto vendita un vantaggio rispetto a quella industriale, sia dal punto di vista della freschezza (la macinazione avviene settimanalmente, commisurata al fabbisogno) e della sicurezza (no OGM), sia dal punto di vista ambientale (la coltivazione della materia prima, con sua successiva lavorazione e vendita del prodotto finito, evitano trasporti con mezzi inquinanti) e culturale.

La presenza dell’attività e dell’impianto molitorio mantenutisi inalterati rispetto alla situazione originaria, è stata nel tempo oggetto di visite guidate da parte di scolaresche del posto e dei Comuni limitrofi.
Ciò a dimostrare l’importanza culturale dell’attività e dei suoi prodotti, ritenuti di rilievo per la tradizione, per la loro tipicità e specificità.

LOCALI ED ATTREZZATURE: MANTENIMENTO NEL TEMPO DELLE LORO CARATTERISTICHE ORIGINARIE

l locali e le attrezzature sono rimasti immutati nel tempo; per quanto attiene i locali, gli stessi ad oggi non risultano essere stati oggetto di ristrutturazione ma solamente oggetto di interventi di ordinaria manutenzione, anche al fine di assicurare gli standards in materia di sicurezza e di igiene e sanità.

Le parti dell’originario mulino costituito da mole in pietra, sostituito nel 1949 da quello a cilindri, tutt’oggi in funzione, costituiscono materiali di arredo nelle pertinenze degli immobili di famiglia, quale prezioso indelebile ricordo.

Rigamonti Riccardo e C.

La seconda metà del ‘700 è ricordata come l’inizio di un periodo particolarmente felice e prospero per Varese e dintorni. Le ombre delle gravi epidemie che avevano afflitto il territorio il secolo precedente erano ormai lontane. Varese viene concessa da Maria Teresa d’Austria in feudo personale a Francesco III d’Este, duca di Modena e Signore di Varese. In questo clima di fermento e positività, da Barzago, in Brianza, giunse in Valganna, in prossimità del confine con la Svizzera da poco tracciato, Carlo Rigamonti. È del 1787 il manoscritto che attesta il passaggio di proprietà di un mulino con annesso un torchio da olio da Pasquale Ajmetti al citato Carlo Rigamonti.

Le generazioni si susseguono lungo l’acqua sempre nuova della roggia di derivazione del torrente Margorabbia, emissario del lago di Ghirla che confluisce nel Tresa, sulla quale sorge il mulino.

Nel 1891 viene costituita, tra Pietro e Francesco, la società “Fratelli Rigamonti” per l’attività – così come recita il certificato rilasciato dalla Camera di commercio di Varese – “di oleificio per la fabbricazione degli olii di semi e mulino di granoturco, commercio al minuto di semi e panelli, farina di granoturco e cascami”.

Nella prima metà del Novecento il Molino Rigamonti, noto come Molino Barzago a ricordo delle origini, è uno dei tanti molini ad acqua attivi in un’area agricola dove il granoturco è il prodotto fondamentale di un’economica di sussistenza. Durante il secondo conflitto mondiale, l’attività si intensifica, per garantire la macinazione delle granaglie e la produzione di oli: di noci, di mandorle, di lino e soprattutto di ravizzone.

Il boom economico degli anni ’60 segna profondamente anche le valli prealpine. Il petrolio ed il metano, nuove fonti di energia disponibili all’Italia, illudono che l’energia possa essere una risorsa illimitata e a basso costo. La forza dell’acqua pare non più competitiva. Le coltivazioni e gli allevamenti si diradano, facendo venir meno la necessità di macinare. Col passare degli anni, i tanti mulini della zona chiudono. Non è così per il Molino Rigamonti che, azionato dalla grande passione di Riccardo Rigamonti, resta a raccontare e a far riscoprire oggi la storia e le tradizioni di intere generazioni vissute nelle vallate.

L’attività si diversifica, divenendo prevalentemente commerciale. Viene proposta un’ampia selezione di farine di qualità. Olii e legumi. Granaglie e mangimi per uso zootecnico, terricci e prodotti per il giardinaggio. Accanto, la ruota del Molino Rigamonti, immutata, continua a girare grazie alle incessanti e appassionate attenzioni della famiglia. Tutto l’impianto è dell’epoca e completamente funzionante, con le macine in pietra francese che girano lente, a salvaguardare il germe contenuto nelle cariossidi del granoturco. Cariossidi anche di vecchie varietà di granoturco la cui coltivazione è oggi riscoperta da tanti appassionati.

In un territorio ricco di attrattive naturalistiche e ambientali, inserito nel Parco regionale del Campo dei Fiori, entrare nella corte del mulino oggi è essere contagiati dalla passione per una vita operosa immersa nella natura. È riscoprire, al ritmo lento delle pale, cereali e granaglie. È ritrovare la stagionalità dei gesti antichi e sempre nuovi della semina e della cura dell’orto e del giardino.