Pasticceria Pedrabissi

ORIGINE E STORIA
Dopo essere stata semplice rivendita di dolciumi, nel 1928 prende il via l’attività di locale- pasticceria ad opera di Vincenzo Sottocasa, diventando in breve il punto di riferimento della gente del posto e dei piloti che correvano al Circuito del Lario.

Nel 1945 il locale viene rilevato da Giuseppe Pedrabissi, maestro pasticcere alla Motta e poi titolare di una pasticceria in Porta Ticinese a Milano.

L’attività prende slancio con la produzione di panettoni artigianali e colombe pasquali, il locale nei primi anni del dopo-guerra era diventato una sorta di Harrys Bar in salsa lariana.

Nel 1966 l’attività passa al figlio Mario che assieme alla moglie Annamaria di origine svizzera.

Nel 2002 Mario cede l’attività a Giuseppe e alla consorte Cristiana, attuali gestori del locale.

VALORI E PUNTI DI FORZA

Pasticceria tradizionale lombarda – qualita e genuinità – cordialità e accoglienza

PRODOTTI

Pasticceria fresca . biscotteria – Torta Gran Paradiso (ricetta esclusiva del nonno Giuseppe)

CURIOSITA’

Negli anni ’20 e ’30, a cavallo delle due guerre mondiali quando sulle strade del Triangolo Lariano si disputava il Circuito del Lario, la Pasticceria Pedrabissi di Asso era il ritrovo preferito dai piloti per una breve sosta nei giorni di prova, e quando davanti alla pasticceria sostava la potente Guzzi di Omobono Tenni tutti, ma proprio tutti i presenti in paese, accerchiavano il grande campione e la sua moto.

Non era cosa di tutti i giorni vedere di persona “L’’uomo venuto dalla terra dei Cesari” o “The Black Devil”, il diavolo nero, come lo avevano definito gli inglesi dopo che Tenni, l’anno prima, aveva vinto il Tourist Trophy lasciando di stucco i tifosi d’Oltre Manica.
Proprio di fronte alla pasticceria c’era l’oreficeria dei fratelli Orsenigo: Aquilino e Benvenuto. Il secondo dei sette figli di Aquilino era Pino e all’epoca del fatto doveva avere non più di undici anni.

Ragazzino sveglio e già con la passione per le moto, tutte le volte che vedeva il Tenni lo perseguitava con la stessa solfa:

“Dai Tenni portami a fare un giro! – Dai Tenni…dai Tenni…”

Non so dire se fu per autentica simpatia o per vero sfinimento che un pomeriggio Tenni si convinse che, se voleva togliersi dai piedi quella peste, doveva accontentarla.

Dieci minuti dopo, aggrappato alla schiena del pilota e seduto su un cuscinotto legato al parafango, Pino Orsenigo partiva raggiante a cavalcioni della moto guidata dal campione.

Nel primo chilometro tutto andò per il meglio: il fondo della strada era buono e Tenni limitava l’andatura. Pino sentiva rombare il possente motore sotto al sedere e il caldo degli scarichi gli riscaldava le gambe, con il vento nei capelli e l’asfalto che scorreva rapido sotto ai piedi che gli davano la sensazione di volare.

Per giorni, se non per settimane o mesi, avrebbe raccontato l’avventura agli amici e già ne pregustava lo stupore.

Poi l’asfalto terminò e la corsa in moto prese una piega storta.

Come un cavallo imbizzarrito la moto cominciò a saltare sulle buche, con il ragazzino avvinghiato a tutta forza al giubbotto di Tenni.

All’ennesimo balzo Pino scoppiò a piangere. Di colpo aveva perso la baldanza e l’avventura tanto fantasticata si stava trasformando in un incubo.

A due chilometri da Asso, poco dopo Visino, Tenni accostò la moto raccomandando a un Pino coi lucciconi di tornare a casa a piedi rasentando per bene i muri, mentre lui proseguiva il giro.

Davanti al Cafferino si erano intanto radunati i Gileristi, i Bianchisti e i Guzzisti, giovani e vecchi della zona: una piccola folla in trepida attesa del ritorno di Tenni con Pino.

“El mé bagai?” – domandò Aquilino non vedendo il figlioletto.

“Porca putt… lo gò perdido!” – rispose Tenni allargando le braccia!

Ta cupi malnàtt!”

Stava già per scoppiare un parapiglia, una di quelle gazzarre pericolose che senza dubbio avrebbe messo a mal partito il campione quando, trotterellando allegro col cuscino sotto braccio, da dietro l’angolo della casa di fronte sbucava il Pino… e tutto finì in risate e bevute, gran scorpacciata di paste e pesanti pacche sulle spalle.

Il tutto, manco a dirlo, pagato dall’Omobono.

Questo accadeva realmente il pomeriggio di mercoledì 26 Luglio 1939, davanti alla Pasticceria Pedrabissi di Asso, quando mancavano solo quattro giorni alla gara.

La mattina seguente Omobono Tenni subirà un pauroso incidente nella Sacca di Barni e la lunga convalescenza, seguita all’infortunio, impedirà per mesi al grande campione di gareggiare.

( tratto dal libro CUORI A PISTONE di Gianmarco Maspes)

Pasticceria Cattaneo di Gaetano Coglitore

“Nel 1904 il mio bisnonno Martino Cattaneo apriva la prima pasticceria in Sondrio. Più di un secolo mi separa da quella data eppure tutto il mio lavoro, da che ho iniziato ad occuparmi della pasticceria, è teso a colmare quella distanza. Ho avuto la fortuna di entrare in possesso di un patrimonio di ricette antico così come lo sono le tecniche di lavoro che ho appreso. Mio nonno Enea lavorava con il lievito naturale e produceva panettoni e levati di ogni genere che distribuiva anche fuori dalla valle, per non parlare delle sue torte. La sua conoscenza della pasticceria era profonda ed io sono cresciuto sentendo raccontare di lui,dei suoi dolci e delle sue doti straordinarie. Mio zio Italo ha avuto il merito di conservare negli anni metodologie di produzione che sono diventate rare da trovare nei moderni laboratori e di continuare a sfornare le delizie che ho avuto la fortuna di gustare fin da bambino. Questa è la mia eredità. Dalla consapevolezza del valore di quanto mi veniva tramandato il desiderio di mostrare a tutti il modo in cui lavoriamo. Per questo motivo ho voluto che nella nuova sede della Pasticceria Cattaneo il laboratorio fosse completamente a vista, totalmente trasparente. La produzione al centro dell’attenzione,quindi. Sono convinto che la possibilità per i nostri clienti di assistere direttamente a quanto facciamo quotidianamente per loro sia la prima garanzia della qualità dei nostri prodotti. Qualità senza compromessi. Una dichiarazione di intenti che si traduce nell’utilizzo delle migliori materie prime. Per i nostri dolci voglio solo ingredienti completamente naturali e freschissimi (uova fresche in guscio,vaniglia naturale in bacca,latte fresco,panna fresca,il miglior burro sul mercato,etc…) ed utilizzo quotidianamente per i nostri lievitati il lievito naturale lavorato con l’antica tecnica ‘in corda’, una lavorazione che richiede tempo e fatica ma che regala risultati impareggiabili. Non si può pretendere di ottenere il meglio se non si usa il meglio. I nostri prodotti sono dunque completamente privi di additivi e molecole di sintesi di cui purtroppo (per loro e per i loro clienti) le moderne pasticcerie fanno largo uso, come la vanillina,gli aromi chimici,i grassi idrogenati e semilavorati di ogni genere. In Pasticceria Cattaneo niente di tutto ciò è ammesso. Noi facciamo le cose come una volta, ‘a la moda vegia’ ed è proprio da questo irrinunciabile punto di partenza che prende le mosse anche il nostro approccio alla sperimentazione di prodotti innovativi, senza mancare di valorizzare gli spunti offerti dal nostro territorio alla ricerca di ciò che chiamo ‘nuovo tipico’, come le sfoglie di grano saraceno con i mirtilli freschi raccolti nei nostri boschi (davvero, non tanto per dire), o la nostra versione in chiave valtellinese della classica sacher. Ogni giorno in Pasticceria Cattaneo, sul palcoscenico del nuovo laboratorio completamente a vista, la tradizione va in scena.”

Pasticceria Pontiggia – S.a.s. di Colombo Nadia & C

L’avventura della pasticceria Pontiggia nasce nei primi anni 50 quando il capostipite Pontiggia Erminio dopo un lungo peregrinare con la sua attività di panettiere approda a Paderno d’Adda dove decide di trasformare la sua attività dedicandosi esclusivamente alla produzione di dolci. È però con la figlia Pontiggia Silvia ed il genero Colombo Mino, sul finire degli anni 60, che l’attività conosce una vera e propria svolta fino a raggiunger i successi dei giorni nostri: La pasticceria Pontiggià è ormai un’istituzione: non si va in pasticceria, si va da Pontiggia. Almeno due generazioni sono state accompagnate dai dolci Pontiggia, del battesimo al matrimonio passando dalla comunione e dalla cresima per ricominciare con il battesimo dei figli. Adesso tocca a noi “figli della pasticceria”, ma i principi sono ormai ben definiti perché lo scopo è da sempre lo stesso: offrire a tutti il meglio in assoluto. Da oltre tre generazioni quindi la nostra missione è soddisfare la golosità dei nostri clienti attraverso un’accurata scelta di materie prime di qualità assoluta ed una lavorazione artigianale attenta ai dettagli dove la tradizione dell’arte pasticcera si sposa alla moderna tecnologia per ottenere prodotti sempre freschissimi. Pasticceria Pontiggia con le sue vetrine colme di innumerevoli torte con oltre 30 tipi di paste diverse è da sempre sinonimo di genuinità e fragranza, il luogo ideale dove tutti possono soddisfare la propria voglia di dolcezza, per rendere unica una importante ricorrenza o semplicemente un po’ più dolce una qualsiasi giornata.