Bernasconi F.lli S.a.s. – Impronte d’Autore

IMPRONTE D’AUTORE nel 1896 si chiamava “Timbrificio Innocente Lampugnani” e con

questa ragione sociale era se non il primo, senz’altro uno dei primi timbrifici in Italia e nel

mondo. Fare timbri in quella remota epoca significava comporre pazientemente testi con

caratteri mobili in lega di piombo, assemblarli con immagini incise nello zinco o nel legno e

impaginare questi piccoli blocchi in una pagina che ne poteva contenere molte decine e

misurava qualcosa di più di 20 x 30 cm. La formazione di una pagina richiedeva una giornata

di lavoro per due uomini, due compositori. Poi, verso le 5 del pomeriggio si mischiavano in un

catino polvere di gesso, caolino, talco in proporzioni precise. Mescolando con acqua e destrina

si otteneva un impasto finissimo e morbido, non appiccicoso e malleabile. Questo impasto

aveva una vita brevissima: pochi minuti. In questo tempo ristretto andava steso

perfettamente in una forma grande come la pagina di caratteri composta prima e spessa circa

1 centimetro. Spianata a mano con una barra di acciaio rettificata fino a ottenere una

superficie liscia come un vetro, la piastra veniva poi pressata leggermente contro la forma dei

caratteri per riceverne l’impronta. Si usava lubrificare la forma dei caratteri con del petrolio

lampante. Mio padre mi mandava in colorificio a comprarlo: non dimenticherò mai

quell’odore pungente ma gradevole. Detto così sembra facile, ma era un’operazione così

delicata, da fare a mano in un tempo ristrettissimo (perché pochi secondi di troppo

significavano l’indurimento eccessivo dell’impasto, che quindi non avrebbe più ricevuto

nitidamente l’impronta e avrebbe dovuto essere rifatto da capo) da poter essere considerata a

tutti gli effetti una vera opera d’arte… quotidiana. Se tutto era andato bene ed eravamo riusciti

a ottenere dai caratteri di piombo una bella impronta nitida su gesso, potevamo ora cuocere a

fuoco lento questa forma con i caratteri incisi. Una volta ben cotta e indurita la forma era

pronta per fare i timbri. Bastava – se così si può dire – stendere un foglio di gomma naturale

cruda sullo stampo di gesso e pressare a una temperatura di circa 150°. Questa operazione si

chiama vulcanizzazione della gomma, un procedimento inventato in America da Charles

Goodyear nel 1840. In pratica la gomma naturale cruda nei primi minuti di esposizione al

calore diventa estremamente malleabile, la pressione cui è sottoposto il foglio quindi spinge la

gomma dentro lo stampo, a “leggere” i caratteri incisi nei più minuti dettagli. Nei minuti

successivi il foglio di gomma si solidifica e diventa elastico e tenace. Dopo circa 10 minuti in

tutto si tira fuori lo stampo dalla pressa e con i guanti si separa il foglio di gomma ormai

pronto dallo stampo (che può essere riutilizzato per produrre altre copie). Il foglio pieno di

timbri si taglia a mano e i pezzettini ricavati vengono incollati sui supporti di legno tornito:

ecco i timbri finiti! Nel frattempo altri compositori, nella sala dei caratteri, provvedono a

“disfare” le forme di caratteri composti il giorno prima, ovvero a rimettere a posto nelle casse

tipografiche, uno per uno i caratteri di piombo. Sono le otto o le nove di sera. Il lavoro per oggi

è finito e si va a casa.

Io considero un privilegio aver assistito (e partecipato, in giovanissima età) a questo processo.

L’azienda è passata dal nonno a nostro padre fino ai due fratelli Bernasconi. A “soli” 54 anni

ho assistito ai vari passaggi tecnici della storia della tipografia dalla scoperta del fuoco ai

viaggi interplanetari… Perché negli anni ’60 del secolo scorso il metodo di lavoro era ancora

praticamente intatto.

Ho voluto raccontare il procedimento primitivo di fabbricazione dei timbri in gomma per

rappresentare, per quanto possibile, l’atmosfera che caratterizzava la bottega artigiana dove

questo processo aveva luogo. Parecchi uomini e poche donne affaccendati intorno alle casse

dei caratteri. L’odore del legno, del petrolio, del gesso e della destrina. L’odore del zolfo

della gomma che cuoceva, quello dell’inchiostro con cui si stampavano le bozze. Il suono dei

caratteri che cadevano ritmicamente nelle casse quando le composizioni venivano disfatte. Il

suono delle leve che azionavano le presse e quello delle forbici che mani instancabili usavano

per tagliare i fogli di gomma per confezionare i timbri singoli, di solito la sera, alla luce delle

lampade.

Il ritmo del lavoro era molto diverso. Si guadagnava poco e si lavorava con calma. Non

esistevano i computer e la mail. Gli ordini si ricevevano per posta e per posta venivano spediti

i prodotti finiti. Durante il giorno, lavorando, si ascoltava la radio, si raccontavano fatti, si

parlava in milanese. Il telefono suonava, ma non così tanto. La gente scriveva o veniva di

persona.

Facciamo un salto nel tempo: diciamo di 50 anni, come se ci svegliassimo nel futuro.

I muri sono ancora quelli del nostro laboratorio di Corso di Porta Ticinese 18, a Milano. Un

interno affascinante, dove il tempo non si è fermato.

Infatti molte cose sono cambiate, mentre molti degli strumenti e dei materiali che si usavano a

fine ‘800 sono ancora addirittura in funzione.

E’ cambiata completamente la nostra produzione: oggi facciamo soprattutto timbri che

sono un po’ difficili da definire: artistici, decorativi, hobbistici… Insomma timbri raffiguranti

impronte che vengono usate per decorare biglietti d’auguri, inviti, partecipazioni, segnalibri,

album fotografici, oggetti da indossare, oggetti d’arredamento, tessuti, mobili, pareti…

Sembra curioso, vero? Ma è proprio così: negli anni ’90 abbiamo scoperto in America

un’applicazione che era sconosciuta da noi e che si chiama “stamping”. E’ un modo di usare i

timbri che ha qualche parentela con la “mail art” ovvero l’arte di decorare le cartoline postali

e in genere buste e biglietti da inviare tramite posta con i timbri, in modo da renderli oggetti

di fattura manuale unici. Ma se ne distacca, evolvendosi, per diventare, più in generale, una

tecnica che prevede l’uso dei timbri in gomma con inchiostri, pigmenti, polveri da rilievo,

carte e supporti particolari, attrezzi per forare e fustellare, attrezzi per colorare e dipingere

e molto altro, per fare le tante cose descritte prima. E si perfeziona ulteriormente in un’altra

tecnica, che gli americani chiamano “scrapbooking”, e che consiste nell’impaginare le proprie

fotografie in album dalle pagine decorate e abbellite con quanto descritto sopra.

Insomma un cambiamento epocale. Ma emozionante, avvincente. Il nostro lavoro oggi

consiste nel costruire strumenti alla portata di tutti, che permettano alle persone di dare

sfogo alla propria creatività anche senza aver avuto una formazione accademica al disegno,

e senza preclusioni rispetto alla propria storia personale. Insomma con i nostri strumenti

chiunque può ritrovare il gusto di creare con le proprie mani. Parliamo di bricolage? Non

proprio: parliamo di hobby creativo. Un’attività che consiste nel costruire oggetti che

hanno un contenuto grafico-creativo e che spesso hanno una finalità comunicativa, perché

sono destinati ad essere inviati, presentati, condivisi, mostrati o regalati ad altri. Biglietti,

segnaposto, partecipazioni, album… e via dicendo, fino alle decorazioni murali o a gioielli da

indossare. E tutto questo proprio con i timbri. Dopo tutta una vita spesa a fare timbri abbiamo

trovato la Magia dei Timbri!

Oggi c’è il laboratorio originale di Milano in Corso di Porta Ticinese 18, il primo negozio di

stamping e scrapbooking in Italia a pochi metri dal laboratorio, in Via Pio IV 3. In negozio

facciamo dimostrazioni continue e corsi il sabato. C’è un negozio a Genova, in Via Ghiara 32-

34; un altro è a Carpi (Modena). C’è un seguitissimo sito internet: www.stamping.it

Prendiamo parte a 14 fiere di creatività ogni anno. Si tengono a Milano, Genova, Vicenza,

Bologna, Torino, Bolzano, Roma, Catania, Busto Arsizio, Forlì, Bari, Napoli. Abbiamo sempre

più Clienti che inseriscono un corner Impronte d’Autore all’interno dei propri negozi.

A proposito, perché Impronte d’Autore? “Impronte” è la parola che usavano i compositori

delle origini per indicare le bozze ricavate dal loro lavoro e “Autori” sono, per come li

intendiamo noi, tutti coloro che usano i timbri per stampare e decorare. In pratica diventando

autori delle loro impronte.

Noi selezioniamo o disegniamo soggetti che immaginiamo possano essere usati per creare.

Li perfezioniamo e li produciamo in piccola serie. Facciamo vedere come possono essere

usati e restiamo in ascolto… Di solito il feed-back non si fa attendere. Le Clienti (è corretto

il femminile perché – di fatto – ad occupare il proprio tempo in attività creative sono

principalmente donne) producono le proprie impronte con i nostri soggetti. Ce li mostrano,

li pubblicano sui loro blog, e chiudono felicemente il cerchio del lavoro che diventa arte e

dell’arte che si fa lavorando.