Trattoria Milani

A Luigi Milani e Giacomina Darra, che l’hanno gestita dal 1964, subentrano gli attuali proprietari. La struttura della trattoria è del 1800 e ha conservato anche parti murarie originali a vista, vari attrezzi antichi per uso culinario e agricolo tramandati di generazione in generazione. Persino la corte chiusa risale a molti anni fa ed è tutta originale e fatta con pietre a vista. Basti pensare che questa attività era conosciuta dai viandanti dai primi del Novecento, quando ancora era chiamata “Ginevra”, prima di diventare Trattoria Milani.
La cucina è basata sulla tradizione locale.

Trattoria Gardesana S.n.c.

Il locale venne aperto dai coniugi Antonio Dondelli ed Elvira Bossini nel giugno del 1912 con il nome di “Osteria Ponte-vino” e da oltre 100 anni è gestito dalla famiglia Dondelli. Originariamente era frequentato da viandanti e veniva usato per il cambio dei cavalli dei carri postali. L’osteria fu una scelta azzeccata tanto che il figlio Pietro ne continuò la gestione anche dopo il matrimonio con Margherita Benuzzi che diventerà per anni il simbolo del locale, grazie alle sue idee, alle sue abilità da cuoca ed all’attaccamento al lavoro. Nonostante il nome ufficiale fosse ancora “Osteria Ponte-Vino” il locale era conosciuto soprattutto dagli abitanti del paese con il nome “Cafini'” Questo nome curioso che deriva dal dialetto bresciano derivò dal fatto che la prima macchina del caffè di Nuvolera e d’intorni venne acquistata ed utilizzata dalla famiglia Dondelli. In seguito vennero effettuati altri investimenti per ampliare le sale da pranzo e si passò dal servizio di semplici piatti base quali la trippa, i cotecchini, i salumi col pane, a piatti più strutturati, venne quindi ampliato il menù con l’offerta di piatti tipici della cucina bresciana e non solo: i “casonsei” alla bresciana con burro fuso e salvia, i lessi, gli arrosti, lo spiedo e così via. Nel 1962 ci fu il passaggio di consegna tra la signora Margherita ed i figli Luciano e Nerio. Margherita tuttavia non abbandonò mai la cucina e continuò le sue “battaglie” tra i fornelli fino ad oltre i 90 anni. Il locale cambiò così per la terza volta nome, ci fu la nascita della “Trattoria Gardesana di Luciano e Nerio. Nel 1997 Luciano si sposò con Barbara Bertoletti, dalla quale ricevette un figlio nel 1994 di nome Pietro, il quale ora è presente nello staff. I coniugi Dondelli, negli ultimi anni, hanno ristrutturato profondamente il locale, ampliando le sale da pranzo e la cucina e modificando la soffitta, che una volta era adibita a magazzino, ottenendo delle stanze per l’alloggio di passanti ed operai. Inoltre il menù è stato ampliato e modernizzato, con l’aggiunta di alcune paste con sughi speciali come le caserecce tonno e zafferano, il risotto mari e monti, le tagliatelle con sugo di noci, gli gnocchi ai formaggi, gli spaghetti con sugo alle olive e le penne alle 7P (sugo formato co 7 ingredienti ttutti che iniziano con la lettera P. Da qualche anno sono state introdotte 4 serate a tema, che si svolgono una volta al mese da Settembre a Dicembre, la maialata, la fungata, la porchettata e la serata dello spiedo. Nel giugno 2012 Luciano e Barbara decisero di dare una grande festa in giardino invitando clienti, amici e parenti per festeggiare i 100 anni di ristorazione della famiglia Dondelli. La festa non è passata inosservata infatti alcuni amici hanno relazionato al sindaco di Nuvolera la possibilità di chiedere ufficialmente la storicità dl locale al “Pirellone”. La pratica è stata spedita ed ha fatto il suo corso, con il risultato che ora il locale è da considerarsi storico. L’attestato è stato consegnato dai delegati della Regione Lombardia nel Luglio 2012 a Milano.

Trattoria dell’Alba di Corbari Angela e figli S.n.c.

STORIA. La trattoria dell’ Alba dal 1850 è di proprietà e gestita dalla famiglia Corbari; di struttura architettonica molto semplice e lineare, la trattoria non ha subito modifiche sostanziali nel corso della sua lunga storia e questo ne ha mantenuto inalterato il fascino e il calore di un tempo. Dalla strada principale si accede ad una sala d’ingresso, l’osteria vera e propria, dove, accanto al vecchio banco del bar, ci si può accomodare su tavoli d’epoca in legno, da cui si riesce a scorgere la cucina. A fianco dell’osteria si trovano una sala da pranzo dotata di aria condizionata di circa 25 coperti, molto calda e familiare, con vecchi tavoli apparecchiati con tovaglie bianche e una adiacente saletta riservata per circa 8 commensali. All’esterno, quando il clima lo consente, un grazioso piccolo cortile ricco di fiori, simile ad un patio spagnolo, può ospitare 6-8 coperti. Dal 1988 la gestione è dei fratelli Omar (sala) e Ubaldo Bertoletti (cuoco) figli di Angela Corbari. CUCINA. Si preparano i piatti attingendo dalle ricette della famiglia e dalla grande tradizione culinaria rinascimentale, rendendo ancora oggi attualissime le ricette della corte Gonzaghesca e cercando di mantenere integro il patrimonio di gusto e sapori di antica memoria. La genuinità e la qualità delle materie prime e la sapiente cura della cucina permettono di lavorare in maniera estremamente leggera e gustosa tutto ciò che viene proposto. Piatti come i salumi nostrani di lunga e lenta stagionatura, la giardiniera, i tortelli di zucca al soffritto di pomodoro dolce, i marubini ai tre brodi, il pollo in agresto, l’oca in terragna, il tortino di luccio e verdure, l’anguilla ,i bolliti misti, gli arrosti, le lumache in umido, le mostarde e i dolci fatti in casa sono un esempio di come si possa coniugare territorio, gusto e leggerezza. Le materie prime sono scelte con estrema attenzione da aziende produttrici locali: salumi di lunga stagionatura, frutta e verdure biologiche, carni da bovini e da maiali allevati e macellati in zona, animali da cortile, pesce di fiume, olio extravergine del lago di Garda, formaggi a latte crudo. Il vino del territorio è il buonissimo lambrusco mantovano, ottimo in abbinamento con tutti i piatti della trattoria. VALORI. I valori sono legati alle nostre tradizioni, crediamo fortemente che il mangiare sano e naturale sia fondamentale per il benessere della persona e dello spirito, e che un buon piatto cucinato con amore e sapienza, in un contesto familiare e piacevole, sia un toccasana… CURIOSITA’ La trattoria sorge in un interessante territorio che si insinua tra i due fiumi l’Oglio e il Po ( una piccola Mesopotamia ), una terra ricca di storia e tradizioni che si riflettono nelle proposte di cucina. A gennaio, dopo l’uccisione dei maiali per fare i salami, si dedica una settimana al menù della “Spurselada”e si cucinano le parti povere del maiale; durante la settimana della celebrazione dei Morti si mangiano le cotiche con i fagiolini dell’occhio.

Lidia S.n.c. di Godio Gianpietro e Zanotti Mirko

Nel vecchio borgo dei Poeti di Brescia risiede da oltre cinquantaquattro anni il ristorante “La Trattoria 1960” sinonimo di raffinatezza, ricerca, classe e finemente elegante.

La Chef Silvana Zanotti è colei che con esperienza orchestra la cucina, rispettando con mano delicata i sapori di un tempo.

Un occhio di riguardo verso una selezione delle migliori materie prime, scoperte accuratamente nel corso degli anni, esaltate con le cotture più moderne.

Premiata per la cucina creativa nella ricerca estetica del piatto e rivisitazione dei piatti tradizionali, Forchetta d’Oro e Donna dell’Anno della ristorazione bresciana.

Naturalmente tutto questo per chi la conosce ha una spiegazione semplice, poiché Silvana inizia la sua carriera ai fornelli nel lontano ’60 affiancando la madre Lidia Gatti fondatrice dell’attività, figura storica della cucina bresciana, passo dopo passo con determinazione e soprattutto amore per il proprio lavoro riesce a perfezionarsi sempre più fino ad essere oggi una realtà della città e non solo.

Passione e amore condivisi anche dal marito Walter, dal nipote Mirko, pasticceria e sala, ed il figlio Gianpietro alla selezione dei vini più ricercati sia italiani che esteri.

Una bella realtà Bresciana per esempio e serietà nel lavoro.

Tadini Galdino

La trattoria Cacciatori “da Gino & Teresa” è un locale a conduzione famigliare; si trova nella piazza di Marzano, una piccola frazione caratterizzata da tipici cascinali e da un antico Palazzo della fine del ‘400, a due passi dall’Adda e a pochi chilometri da Milano, in un tratto di paesaggio lombardo.

L’edificio, ingentilito da una piccola torretta su cui è tracciata una linea marcapiano merlettata, è ricavato da un antico convento, la cui origine risalirebbe alla fine dell’Ottocento.

La trattoria si presenta calda e ospitale, qui si riscopre il piacere di stare a tavola in un ambiente rustico ma accogliente dove assaporare, con la tranquillità e l’atmosfera desiderate, cibi semplici e genuini. Il locale dispone di tre sale semplici e accoglienti, di cui una con un antico camino. Le tavole sono apparecchiate con tovaglie a linee rosse e quadratini bianchi che ne caratterizzano l’ambiente rustico. Inoltre in estate è possibile usufruire anche di un piccolo giardinetto.

Dal 1960 la signora Teresa dirige con passione la cucina della Trattoria Cacciatori, proponendo piatti della cucina stagionale lombarda, utilizzando ingredienti freschi e di qualità. Semplicità e genuinità sono raggiunte mediante un’accurata preparazione artigianale dei cibi.

Negli antipasti si privilegiano prevalentemente i prodotti tipici locali, come i salumi, accompagnati da sfiziosi contorni.
Un’attenzione particolare è rivolta ai primi piatti, la pasta fresca è rigorosamente fatta in casa, si possono assaporare tagliolini, ravioli di carne o di magro e crespelle.
Non mancano anche i tradizionali risotti, come l’immancabile risotto con l’ossobuco, il risotto con le quaglie e il risotto con la salsiccia.
I secondi sono esclusivamente di carne, accuratamente scelta e selezionata. Particolare successo riscuote il Brasato con polenta, la Cassoeula con polenta, la lepre in salmì, il fagiano, l’anatra ripiena o con le verze, nonchè la tagliata con rucola e grana, con pomodorini o con patate, ed innumerevoli altre proposte che la trattoria è in grado di presentare.
Per quanto riguarda i dolci, la torta della Terry alle mele e il salame di cioccolato.

Un po’ di storia
Gino e Teresa aprono i battenti della “Trattoria dei Cacciatori” il 7 dicembre 1960, dopo aver comprato la licenza dal vecchio proprietario, il sig. Spini Cesare. L’inizio non è stato dei più facili, hanno dovuto rimboccarsi le maniche perché il locale era tutto da sistemare (i due proprietari precedenti, ormai anziani, l’avevano un po’ trascurato).

L’ingresso aveva due vetri laterali fissi, una porta a molla e una saracinesca. Sulla parete di fronte c’era il bancone azzurro e rosso dove, sulle mensole a specchio, facevano bella mostra di sé bottiglie di grappa, cognac, amari, punch, anice e cedro.
Una vetrina sul lato destro ospitava varie leccornie (brioche, caramelle, patatine), mentre sul lato sinistro spiccava una macchina da caffè “Cimbali”, di ultima generazione; che faceva degli ottimi caffè e anche i cappuccini.
I tavolini del bar erano quadrati, in formica azzurra, con le gambe d’acciaio e le sedie uguali. Appena entrati, sul lato destro della sala, c’era (e c’è tuttora, attivo e funzionante) un camino antico, in marmo di Carrara rosa con venature bianche. Un ingresso a destra, dopo il camino, conduceva nella grande sala da pranzo con lunghi tavoloni e solide sedie di legno, il soffitto ancora con vecchie travi in legno (tuttora inalterato).
Appesa in alto alla porta che dà sul cortile c’era (e c’è tuttora) una grossa carpa, in cartapesta, unico cimelio storico lasciato in eredità dal precedente proprietario, che Gino e Teresa non hanno avuto il coraggio di togliere e che è un po’ la storia del locale.
E infine, sulla sinistra, c’era l’ingresso alla cucina lunga e stretta. Una forma che sembrava fatta apposta per contenere una sola persona e che sarebbe stata, per cinquant’anni, il “regno” di Teresa.

A circa due km da Marzano c’è il fiume Adda; d’estate, nei fine settimana, il fiume è sempre stato gremito di villeggianti che arrivavano dai paesi vicini, ma anche da Milano. Un po’ di sole, un bagno e al rientro, nel tardo pomeriggio, una tappa da Gino e Teresa per fare uno spuntino: rane e pesciolini fritti, un piatto di salumi nostrani, formaggi e un buon bicchiere di vino.

Con le verdure coltivate nell’orto Teresa prepara dei deliziosi contorni: melanzane e zucchine sott’olio, giardiniera, pomodori verdi e peperoni sott’olio. In autunno invece, con l’apertura della caccia, Teresa cucina il fagiano arrosto con uno speciale intingolo di fegatini, la lepre in salmì e l’anatra con i funghi chiodini che Gino raccoglie tutti i giorni nelle campagne limitrofe.

All’inizio degli anni ’70 Gino fa costruire una piccola vasca in cortile e la riempie di trote e di anguille. Inizia così il periodo dell’anguilla in umido con polenta, fritta e in carpione, ultime specialità della signora Teresa.

Nel 1986 Dino assume le redini della trattoria. Dino è giovane e pieno di entusiasmo, perciò comincia con il dare una bella rispolverata al look. Nella prima serie di ristrutturazioni, cade il muro che divide il bar dalla cucina e il “regno” di Teresa viene trasferito dove prima c’era una saletta. Il bancone del bar viene spostato a sinistra dell’ingresso e vengono sostituiti i vecchi tavoli in formica e le sedie. Dino vuole comunque restare fedele allo stile rustico e accattivante che i genitori hanno voluto per l’ambiente: chiunque entri, deve continuare a sentirsi “a casa”.

Le tavole sono apparecchiate con rassicuranti tovaglie a linee rosse e quadratini bianchi e finalmente, accanto all’ingresso, sorge un pergolato esterno. Per la gioia di chi, d’estate, vuole stare all’aperto, a godersi la pace della campagna.

La clientela, negli anni ’90, comincia a diversificarsi. Arrivano sempre più milanesi che dopo una gita fuori porta, danno la caccia a un localino caratteristico. Da Gino e Teresa, cominciano a far tappa anche alcuni personaggi famosi, le cui fotografie firmate compongono una piccola galleria privata che fa bella mostra di sé su una parete del bar.

La popolarità, naturalmente, impone alcuni obblighi e Dino (non senza una certa fatica) riesce a convincere Teresa che è arrivato il momento di variare il menu. E così, a seconda della stagione, ai piatti tradizionali della “Terry” si aggiungono il risotto con l’ossobuco o con le quaglie, i tagliolini di pasta fresca al basilico oppure con coste e speck. Le crespelle e i ravioli. La polenta, naturalmente, c’è sempre. E può accompagnare il brasato, la cassoeula, l’anatra con le verze, il coniglio o la faraona.

La trattoria, rispetto a cinquant’anni fa è un po’ cambiata. Il pergolato è stato chiuso da parecchi anni, trasformandosi in una caratteristica veranda che Dino ha decorato con tre grosse ruote di carro e una preziosa tela Batik, provenienti dal Costarica. Sul retro, nel cortile, è stato ricavato un delizioso giardinetto, con appena qualche tavolo. D’estate è il luogo più ambito, in realtà. Così appartato e tranquillo, sembra aver ritrovato l’atmosfera degli anni ’60. Mentre sono rimasti inalterati nel tempo l’antico camino in marmo, all’ingresso, e la sala da pranzo.

Al locale sono stati dedicati degli articoli di giornale, che hanno portato tanti curiosi e alcuni affezionati abitué (Il brasato con polenta della signora Teresa – “Corriere della sera”, Ossobuco e brasato a due passi da Paullo – “Vivimilano”, Il menù “da premio” dell’ex ciclista Gino – “Corriere della sera”).

Sono parecchi i clienti che tornano da anni e anni. Addirittura, ve ne sono alcuni che hanno fatto amicizia tra di loro e la domenica sera si danno appuntamento in trattoria. Per chiacchierare e raccontarsi i fatti della settimana.

A Dino piace girare per i tavoli, parlare con i suoi ospiti e coccolarli come faceva suo padre.

Teresa (ebbene sì) nonostante gli acciacchi e le 80 primavere, sta ancora in cucina. Per la gioia di tutti. Si fa aiutare un pochino, ma il direttore d’orchestra è sempre lei. Da quando Gino non c’è più, è lei ad aprire la saracinesca, al mattino. Negli ultimi anni ha deciso di spostare l’orario di apertura, un pochino più in là: alle 8 invece che alle 6,30. Ma è l’unica concessione che fa a se stessa.

Nel 1998 Teresa riceve dalla Camera di Commercio di Lodi, il Titolo di “Maestro del lavoro”. Il 10 ottobre 2010 le è stata conferita un’altra onorificenza: l’aquila di diamante dalla Fenacom (Confcommercio) di Lodi.

Un capitolo a sé, meriterebbe la storia delle varie insegne che si susseguirono nel locale. Non tutti i ricordi convergono, ma possiamo dire alcune cose certe: ce ne fu una che richiamava i giovani con la scritta “Juke-box”. Un’altra che invitava a entrare notte e giorno con l’allettante descrizione “cucina sempre pronta”. Dino (per quanto volenteroso) fu costretto a toglierla.

Non è esattamente inquadrabile il periodo in cui sotto “trattoria dei cacciatori” comparve la dizione completa. Ma il motivo sembra senz’altro attribuibile alla presenza di altre trattorie, nella zona, con lo stesso nome. Fu Dino a sentire l’esigenza di differenziarsi, aggiungendo alla storica insegna la precisazione che rende giustizia ai suoi gestori. Ed ancor oggi, sopra la porta d’ingresso, si legge “Trattoria dei Cacciatori – da Gino & Teresa”.